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I riti pasquali in Calabria PDF Stampa E-mail
Scritto da Renata Gualtieri   
venerdý, 06 aprile 2007 16:18

Tra fede e tradizione

In Calabria, terra cristiana, le tradizioni pasquali resistono vive, piene di significato, di celebrazioni simboliche e di partecipazione da parte del popolo.

Molti secoli fa si riteneva la Pasqua come l’inizio della primavera, momento in cui ripartiva il ciclo della vita.

Nella Settimana Santa cambiavano anche i compiti di vita quotidiana: le donne non si occupavano delle faccende domestiche ma si ricordavano solo di preparare in anticipo le “guccedhate” e i “campanara”, dolci da benedire durante la messa del Giovedì Santo; gli uomini provvedevano a slegare tutti i campanacci dagli animali per evitare che producessero rumore in un momento così solenne.

Tutto ha inizio con la Domenica delle Palme e la benedizione dei rami d’ulivo che i giovani solevano regalare alle loro donne.

Nei campi poi veniva sotterrato un grosso ramo d’ulivo nella speranza di un ricco raccolto.

Per le vie della città vagava un uomo bizzarro”il Ricordo” che andava di porta in porta in segno di buon augurio intonando una cantilena e ricevendo in dono salsicce e dolciumi vari che riponeva nella “vertula”.

È di antica tradizione a Catanzaro il rito della “Naca”, una processione che sembra risalire al lontano 1600 e rappresenta la scena della deposizione di Gesù.

Si discute anche sul termine “naca”, forse indica la culla, oppure è un termine greco che ci rimanda alla pelle di pecora di cui era rivestita la culla.

A S. Demetrio Corone(CS) c’è un’usanza particolare, nella notte tra Sabato e Domenica Santa ci si reca alla fontana dei monaci per rubare l’acqua , ricordando un episodio della vita di Maria.

A Verbicaro(CS) e a Nocera Terinese(CZ) la processione del Venerdì Santo inizia all’alba, alle 3.00, ed è caratterizzata dal rito dei”Vattienti”, uomini che si percuotono il corpo con “u cardiddu”, un pezzo di sughero con lame di vetro , fino a sanguinare per rispettare un voto fatto alla Madonna.

A Caulonia(RC) si svolge ancora il “Caracòlo” che ebbe origine a Siviglia nel 1600.

Il termine significa “chiocciola” oppure ci riporta al verbo “girare” e all’intrecciarsi dei percorsi dei fedeli in processione.

Si accaparrava il diritto di portare una statua in spalla il migliore offerente, proprio come in un’asta; qualcuno lo faceva per voto, altri per primeggiare davanti al popolo.

A Gioiosa Ionica(RC) il Venerdì Santo alcuni uomini cantano da tre rupi una triste filastrocca che si propaga in tutta la città in segno di lutto.

Il Sabato Santo invece si erge la statua di Gesù in cima all’altare mediante un marchingegno e i paesani alzano al cielo, prima della benedizione, la “nguta”, un dolce pasquale.

In alcuni paesi dell’Aspromonte , all’annuncio della Resurrezione, ancora oggi gli anziani corrono a casa per cercare il diavolo e mandarlo via battendo forte sul pavimento con un bastone.

A Vibo Valentia la Domenica Santa è il momento dell’ ”Affruntata”, la Madonna e S.Giovanni vanno incontro a Gesù Risorto e dall’andamento della statua di Maria pare si possa trarre buono o cattivo auspicio per tutto l’anno.

Aldilà delle superstizione, delle credenze popolari resta il forte valore religioso delle celebrazioni pasquali che ci fanno riflettere sul dolore, sulla morte e sulla gioia di vivere e , pensandoci bene, non è proprio dall’uovo che si genera la vita?

Renata Gualtieri

                                                                                                                                                               


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