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Scritto da Gennaro Maria Amoruso   
giovedý, 26 aprile 2007 19:47

Il direttore AmorusoAncorati alle radici mediterranee e fautori di una società ideale.

All'ombra del Colosseo i calabro-romani mantengono la propria identità e coservano dialetto e tradizioni

 

Vivo a Roma da sedici anni e, se ci penso, è quasi metà della mia vita. Ci sono arrivato da studente all’inizio degli anni novanta e ci sono rimasto dopo la Laurea per svolgervi la professione di Avvocato. Questo piccolo inciso di vita personale è un percorso comune a molti giovani che come me hanno lasciato la propria terra d’origine, la Calabria. Si pensa alla capitale come la città fulcro della Cristianità, come il luogo della politica e delle istituzioni, è tutto questo, ma è anche altro, Roma è la città calabrese più grande d’Italia, un ipotetica enclàve trapiantata in territorio laziale che conta per difetto diverse centinaia di migliaia di calabresi residenti.

Mi occupo di Calabria e di calabresi da tanti anni, sia per vocazione paterna che per un’intrinseca passione, curo per l’Associazione Internazionale Calabresi nel Mondo il sito web www.calabriamondo.it.

I calabro-romani o i romano-calabresi che dir si voglia hanno dato un importante contributo alla crescita della capitale d’Italia, al suo sviluppo economico ed alla sua vita culturale, i calabresi si sono integrati nella società romana, pur mantenendo più di altre l’orgoglio per le proprie radici ed il contatto con la propria terra.

Caratteristica comune dei calabresi che vivono a Roma, come di tutti quelli che vivono fuori dalla regione, è quello di conservare una rara e sorprendente (per gli altri) devozione verso la terra d’origine e per le sue peculiarità. Un tratto caratteristico dell’anima, un marchio indelebile che non ti abbandona qualsiasi sia la distanza dalla terra d’origine.

Quello della calabresità è un vero e proprio valore, un intenso senso di appartenenza ad una sorta di etnia, che col tempo è diventata una ricchezza, un modo di dialogare con la romanità, ma anche un modo di arricchirne i rapporti. La calabresità viene da lontano, dalla Grecia ed è intesa come nobiltà d’animo e sapienza.

I calabresi sono persone operose, disponibili e pronte alla coralità, quelli che sono giunti sulle sponde del Tevere sono diversi da coloro che si sono trasferiti nel nord Italia o nel resto del mondo. Non è qui intenzione fare analisi sociologiche, ma è innegabile che a Roma sono arrivati per lo più quei calabresi figli del ceto medio (avvocati, magistrati, politici, storici, medici, professori, ingegneri e giornalisti), i quali una volta stabilitisi sui sette colli hanno saputo dialogare proficuamente con la città e ne sono diventati parte.

Non è un azzardo dire che si respira Calabria in ogni angolo di Roma, il corregionale lo incontri al mercato, all’ufficio postale, in banca, all’ospedale, negli uffici comunali, all’università, nelle scuole, subito si instaura un dialogo, ti raccontano tante storie, tutte straordinariamente semplici ed ecco che ti senti affratellato come trasportato in un'altra dimensione.

Roma è diventato il naturale approdo per i calabresi, esercita un fascino magnetico grazie alla sua vocazione mediterranea ed ha avuto il pregio di non snaturare l’identità di noi calabresi, così come fa oggi con i nuovi migranti.

E’ impressionante il numero di calabresi che occupano posti chiave nella scienza, nell’amministrazione, nella cultura, nella ricerca e nelle professioni. E’ curioso annotare come per un lungo periodo, dal 1981 al 1988, ci furono due calabresi, dal colore politico opposto, ad occupare la carica di sindaco, dapprima il comunista Vetere (ottobre 1981-luglio 1985) poi il democristiano Signorello (luglio 1985- maggio 1988). Lo scenario oggi non è mutato; ma la cosa più sorprendente è che il calabro-romano è una specie unica, una persona che mantiene la propria identità, conserva il proprio dialetto, le tradizioni, la sua ingenuità e coltiva all’ombra del Colosseo quella speranza di una società ideale e di un mondo migliore.

Avv. Gennaro Maria Amoruso

 

Pubblicato su "Il Messaggero di Sant'Antonio (edizione italiana per l'estero) numero febbraio 2007

 

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Ultimo aggiornamento ( sabato, 08 settembre 2007 01:31 )

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