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Cresce il sistema imprese della Calabria PDF Stampa E-mail
Scritto da Gennaro Amoruso   
giovedý, 05 luglio 2007 10:11

Nel Rapporto Nostra Eccellenza dell’Eurispes ci sono sei aziende calabresi

È pari ad oltre 156 mila in Calabria il numero delle imprese attive e che costituiscono il tessuto imprenditoriale della regione. A certificarlo è Rapporto Nostra Eccellenza dell’Eurispes che registra un tasso di crescita dell’1,78% superiore a quello medio nazionale (1,21%). A guidare la classifica per numero di imprese presenti sul territorio è la provincia di Cosenza, che fa registrare un valore percentuale del 34,7% con 54.299 imprese, seguita con quote inferiori da Reggio con il 28,6% (44.758 imprese) e Catanzaro con il 18,3% (28.657 imprese). Le province di Crotone e di Vibo Valentia mostrano una distribuzione delle imprese molto simile (rispettivamente 15.286 nella prima e 13.321 nella seconda), con un’incidenza sul totale del 9,8% e dell’8,5%. L’analisi della composizione percentuale delle imprese per settore di attività economica evidenzia come nel 2006, un terzo (32,9%) sia rappresentato da aziende operanti nel settore commerciale. L’agricoltura, caccia e silvicoltura rappresenta il secondo settore per importanza con un’incidenza pari al 20,7% del totale. A seguire il comparto dell’edilizia (12,8%) e le attività manifatturiere (11,1%). La comparazione tra le varie realtà regionali dimostra che il Lazio è la regione che presenta la crescita imprenditoriale più elevata (+2,41%), un valore doppio di quello medio nazionale (+1,21%), grazie soprattutto alla spinta di Roma che ha fatto registrare un aumento del numero di imprese del +2,89%. Solo cinque altre regioni, a parte il Lazio, fanno registrare un tasso di crescita superiore a quello nazionale: una al Nord (la Lombardia, +1,56%) e quattro nel Mezzogiorno: Campania (+1,34%), Sicilia (+1,39%), Sardegna (+1,46%) e Calabria (+1,78%). Tre i “motori” che hanno spinto la crescita delle imprese italiane nel 2006: il buon andamento delle costruzioni (+28.358 imprese) e dei servizi alle imprese (+24.276 unità) che insieme determinano il 71,8% dell’intero saldo positivo; la forte dinamica delle società di capitali (+56.627 imprese, il 77,4% del saldo), la vivacità imprenditoriale degli extracomunitari (+25.184 nuove imprese individuali, pari al 34,3% del saldo complessivo). In Calabria, nel 2006 si conferma la forte prevalenza delle ditte individuali, che rappresentano oltre l’80,8% del tessuto imprenditoriale (a fronte di valore italiano decisamente inferiore, il 66,6%). Le società di capitale incidono, al contrario, in misura inferiore con il 7% (Italia 13,8%), mentre le società di persone e le altre forme per il 10,1% e il 2,1%. Da rilevare, comunque, che nel corso dell’ultimo triennio sembra avviarsi un processo di “ispessimento” del tessuto produttivo calabrese confermato da un aumento delle società di capitale particolarmente consistente (+30,4%) affiancate dalla crescita, seppur più contenuta, delle società di persone (+6,8%), mentre, perdono quota le ditte individuali riducendosi tra il 2003 e il 2006 di circa 2 mila unità (-4,5%).

Sono sei le realtà calabresi selezionate da Eurispes tra le cento imprese inserite nel “Rapporto nostra eccellenza” presentato a Cosenza. Un risultato che pone la Calabria al sesto posto nella classifica nazionale delle imprese di successo dopo Puglia, Lazio, Campania, Toscana e Umbria. Tra i cento casi individuati dall’istituto di ricerca e additati come esempio dell’Italia che funziona, ci sono il Centro di solidarietà “Il Delfino” (nella categoria istituzioni, enti e associazioni), la Biocontrol, l’azienda agricola “Coretto”, Ecologia Oggi, la Distilleria Fratelli Caffo e la Target Euro (nella categoria Imprese). “Abbiamo monitorato le principali aree produttive e le più significative esperienze imprenditoriali e associative della Calabria - ha detto Raffaele Rio, illustrando gli esiti dell’indagine - per segnalare quelle realtà che rappresentano la metafora di un’economia che funziona nonostante le tante e gravi difficoltà del ciclo economico, i ritardi organizzativi e culturali, le pastoie della burocrazia: tutti fattori che comprimono le occasioni di sviluppo”. Per la Calabria quello segnato dal rapporto è un notevole passo in avanti considerato che lo scorso anno erano soltanto due le aziende calabresi premiate tra le eccellenze italiane (Giacinto Callipo conserve alimentari e l’azienda Amarelli). “Il processo metodologico utilizzato - ha detto ancora Rio - non si è limitato esclusivamente alle logiche del fatturato e della contabilità aziendale. I parametri impiegati che hanno determinato la scelta finale sono stati numerosi. La spinta individuale al miglioramento, la capacità di rappresentare la genialità italica, la capacità di innovazione e di adattamento ai mercati internazionali, la qualità sociale delle relazioni con il territorio di insediamento, la rappresentatività territoriale, la produttività e la capacità di generare un indotto non solo nei settori della manifattura tradizionale ma anche nei settori della cultura, dell’ambiente e dello sviluppo turistico, i contenuti simbolici del marchio e la qualità del clima aziendale interno”.


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