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Historia de una niņa inmigrante. PDF Stampa E-mail
Scritto da Renata Gualtieri   
sabato, 07 luglio 2007 17:00

È un altro racconto di emigrazione al femminile e come protagonista troviamo Carmen Mancuso, che parte da Caroniti (VV) per incontrare il padre, da sempre immaginato e mai vissuto.
Nel nome del paese d’origine, formato da due parole “cari” e “uniti”, un sogno: riunire il suo nucleo familiare.
Fino all’età di otto anni una vita semplice, trascorsa assieme alla mamma e alla nonna tra la cura della campagna e la vendita di grano e patate al mercato.
Erano i tempi della guerra ma sembrava che “i soldati lì non arrivassero” e Carmela viveva serenamente canticchiando per i campi.
Finalmente arriva l’incontro con il padre, partito alla volta dell’Argentina nel 1947, “era un uomo alto, biondo e con un cappello”.
Quella notte a Buenos Aires Carmen, ormai tutti la chiameranno così, si scopre combattuta tra la gioia per questo incontro magico e la consapevolezza che di sicuro non sarebbe stato facile essere accettata dalla gente, proprio come imparare a parlare un’altra lingua.
I primi ostacoli li incontra a scuola, dove viene presentata dalla maestra come “la calabrese” , “la mafiosa”.
Carmen chiede subito spiegazioni al padre che la rassicura dicendole che loro erano gente onesta che non avevano nulla a che fare con la mafia.
Con la nascita dei due fratelli maschi, esplode la cultura maschilista del capofamiglia e Carmen ne rimane vittima ammalandosi di tubercolosi e di depressione.
Si rimette in sesto solo grazie ad un medico che la cura fisicamente e psicologicamente e la fa appassionare alla medicina.
Dapprima pensa di intraprendere gli studi di pediatria ma, dopo essersi accorta di non avere abbastanza gioia di vivere da trasmettere ai bambini, decide di voler diventare un’affermata dermatologa.
Inevitabile lo scontro con il padre ma, proprio da questa sofferenza, trova la forza per allontanarsi da casa e andare a fare pratica a Buenos Aires e poi in Patagonia.
Nella sua vita due mariti; il primo uno spagnolo che muore dopo solo dieci anni e Carmen inganna la solitudine iniziando a viaggiare per il mondo.
Poi si sposa con un russo che combatte per farla staccare da quel passato doloroso.
Nel 1998 ritorna a Caroniti dove ormai la gente del posto la chiama “l’americana” e riabbraccia alcuni parenti della madre.
Come tentativo di alleggerirsi dal notevole peso dei ricordi scrive un libro “Calabria mia, historia di una niña inmigrante”, che viene presentato all’Università National del Comahue di Diritto, Scienze e Lingue e successivamente tradotto e pubblicato anche in Italia.
È la storia di una ragazza tenace che fa di tutto per combattere i pregiudizi della cultura meridionale, per evitare di essere sottomessa come le donne della sua famiglia, mantenendo comunque integre le sue tradizioni.
                                                                                                 

Renata Gualtieri

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Ultimo aggiornamento ( mercoledė, 11 luglio 2007 19:50 )

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