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La legalitÓ, un antico valore calabrese PDF Stampa E-mail
Scritto da Gennaro Amoruso   
giovedý, 09 novembre 2006 20:08

Intervento dell'Avv. Saverio Lo Russo

Un giorno un Senatore calabrese mi disse: “grazie Saverio per avermi presentato una persona meravigliosa come solo voi calabresi che operate fuori dalla Calabria sapete essere ...” da qui un interrogativo: ma c’è differenza tra i calabresi che vivono ed operano fuori della propria regione e quelli che vivono in Calabria? Tra il comportamento degli uni e quello degli altri? Quanto l’ambiente in cui si vive ed opera può incidere sul comportamento dei singoli individui in maniera così forte da indurre tutti ad un comportamento “meno virtuoso rispetto a quello che avrebbero fuori da quell’ambiente? Io non credo che l’ambiente in cui si vive possa condizionare le persone fino al punto di indurle a rinnegare i propri valori… Io credo che il senso della legalità, della correttezza morale, della giustizia si acquisisce e si sviluppa nell’ambiente familiare e si porta con sé sempre e comunque nella corso della propria vita.

 

Quando nell’ottobre del 2005 la ‘ndrangheta ha ucciso l’on. Fortugno, vicepresidente del Consiglio Regionale della Regione Calabria, dopo il profondo dolore per la vicenda umana il mio pensiero è andato all’antica Locri Epizefiri, culla della civiltà magno-greca, ed alla sua millenaria storia.

Mi sono chiesto come si svolgeva la vita dei locresi al tempo di Timeo, caro amico di Platone, che argomentò per primo sulle tre anime che regolano le attività psichiche e intellettive di ogni individuo, anticipando di ben venticinque secoli Freud. E soprattutto mi sono chiesto come si comportavano i locresi all’epoca di  Zaleuco, il primo legislatore dell’Occidente? Non tutti sanno, infatti, che il primo a scrivere un codice di leggi fu il locrese Zaleuco. L’importanza di questo codice, ammirato da tutto il mondo greco, era notevole in quanto, per la prima volta, le leggi venivano scritte e quindi la Giustizia venivano sottratta all’arbitrio dei giudici.

Questa novità viene sottolineata da Strabone il quale afferma che “mentre prima si affidava ai giudici il compito di determinare la pena per ciascun delitto, Zaleuco la determinò nelle Leggi stesse”. La pena quindi doveva essere uguale per tutti ed a tutti nota. Si affermava così uno dei più importanti principi alla base dello Stato di diritto che inducevano Pindaro, nelle sue olimpiche, a dire “La più alta giustizia governa Locri Epizefiri”.
Il contrasto tra questa illuminata civiltà e quanto accade oggi in Calabria non può, naturalmente, che accrescere la nostra tristezza che è soltanto mitigata dai quei pochi segnali che, di tanto in tanto arrivano dalla parte sana della società civile calabrese …
Ho partecipato a due manifestazioni in Calabria dedicate alla solidarietà. Questi piccoli ma importanti segnali mi hanno fatto pensare che, forse, i segni di quella meravigliosa civiltà che è stata la civiltà magno-greca, i segni di tanta luce sono rimasti ben vivi nella mente, nel comportamento nell’inconscio collettivo della gente di Calabria. Questi valori devono riaffermarsi ma, soprattutto, deve riaffermarsi il valore della legalità… Il senso della legalità deve ispirare il comportamento di ogni calabrese (dentro e fuori dai confini regionali) che deve battersi quotidianamente perché questo valore si affermi.

Naturalmente questo deve valere soprattutto per i giovani (le nuove generazioni) e, ancor di più per chi rappresenta le ISTITUZIONI che, per primo, deve operare affinché nella nostra terra le regole siano rispettate. Questo bisogno- il rispetto delle regole- in Calabria è più forte che altrove perché i cattivi comportamenti del passato hanno fatto si che i calabresi perdessero il senso delle regole, quel senso delle regole che era ben presente in Zaleuco.

Saverio Lo Russo

 

Ultimo aggiornamento ( venerdý, 10 novembre 2006 19:17 )

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