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L'emigrazione calabrese in Venezuela PDF Stampa E-mail
Scritto da Gennaro Amoruso   
mercoledý, 25 ottobre 2006 00:00

Ne parlano sulla Voce di Caracas Mauro Bafile e Teresina Giustiniano

L’emigrazione calabrese in Venezuela, le giovani generazioni, i rapporti con la madre patria, le problematiche più imminenti di questa comunità. Questi alcuni dei temi cui la Voce d’Italia dedica ampio spazio nell’edizione odierna.
Due gli articoli, a firma di Mauro Bafile, che trattano infatti le problematiche legate all’emigrazione calabrese in America Latina. Nel primo, Teresina Giustiniano, Consultore in Venezuela della Regione Calabria, intervistata da Bafile, osserva con preoccupazione l’indifferenza dei giovani nei confronti della regione di origine. "Non c’è una continuità tra i nostri pionieri ed i loro figli. Sento che i giovani ci sfuggono. E questo mi preoccupa. Sono stata in Argentina recentemente: mi sono resa contro che lì le nuove generazioni dei calabresi hanno un approccio diverso delle nostre con la realtà dei genitori; partecipano attivamente alle iniziative che intraprendono i padri. Magari non conoscono l’italiano, tanto meno il dialetto, ma sono presenti quando le loro associazioni organizzano qualche manifestazione. Ciò non accade in Venezuela. I nostri sono giovani veramente in gamba: validi professionisti, eccellenti artisti, insuperabili atleti, ma non riusciamo ad avvicinarli, a coinvolgerli". Queste le parole del Consultore Giustiniano, che, scrive Bafile, "mal celano un sentimento di frustrazione, una sensazione di impotenza".
"Questa indifferenza dei giovani calabresi", "questa enorme differenza tra le nuove generazioni di calabresi in Venezuela e quelle in Argentina", sono legate secondo la Giustiniano a "l’aspetto economico, lo sviluppo del Paese, la relativa tranquillità nell’ambito politico" che "hanno permesso viaggi frequenti in Italia" e "hanno inciso negativamente" sul "fenomeno che oggi ci preoccupa". Secondo questa teoria, "la comunità calabrese in Argentina, per esempio, vista la distanza che la separa dalla Madrepatria, la crisi economica che ha travagliato il Paese sudamericano e la presenza di crudeli dittature, ha sentito il bisogno di unirsi". "In Argentina – ha dichiarato il Consultore a La Voce d’Italia - sono stati tanti i momenti difficili che hanno risvegliato sentimenti di solidarietà e, soprattutto, di appartenenza alla propria regione di origine. Questa loro identità, il sentirsi profondamente calabresi, gli ha permesso di rivolgersi all’Italia, alla Calabria ed ottenere lo stanziamento di importanti aiuti. L’Italia, in Argentina, era considerato un Paese protettore, un Paese che poteva aiutare". Per sostenere il punto di vista secondo cui "la realtà argentina è assai diversa da quella che viviamo e abbiamo vissuto in Venezuela", la Giustiniano afferma di essere stata "recentemente a Buenos Aires in occasione del 50esimo anniversario dell’Associazione Calabrese. Il Comune di Buenos Aires ha ricevuto i rappresentanti dell’associazione. Non solo, ha anche istituito il "Giorno della Comunità Calabrese". Devo sottolineare che, per l’occasione, erano tanti i calabresi presenti. Molti di loro avevano partecipato attivamente alla vita politica del Paese, erano stati perseguitati, torturati ed esiliati dai governi militari. Così mi sono reso conto dell’enorme differenza tra loro e noi". Ma non si tratta solo di "avvicinare e conquistare la frangia giovanile". Secondo il Consultore infatti sono in ballo anche gli "industriali. I nostri imprenditori sono dispersi, divisi". È per questo che "la Regione Calabria ha interessanti iniziative per promuovere il prodotto calabrese all’estero. Il 26 ottobre riceveremo la visita di una importante delegazione di industriali italo-argentini di origine calabrese. L’iniziativa è partita dalla stessa comunità imprenditoriale argentina. Si può creare un ponte tra il Venezuela e la Calabria; un ponte che permetta alla Calabria di far conoscere i suoi prodotti e ai nostri imprenditori di far conoscere i propri".
La Giustiniano sostiene anche "che l’interscambio con la regione non deve interessare unicamente l’aspetto economico ma deve allargarsi anche a quello culturale".
Nel secondo articolo, Bafile analizza più da vicino la questione dell’indigenza tra i calabresi in Venezuela. "Il Venezuela – scrive Bafile - dietro l’illusione di un benessere prorompente, cela una crisi dalle proporzioni significative. Sono le stesse difficoltà che ci trasciniamo da decenni e che, nonostante tutto, non riusciamo a superare. Colpa dei Governi incapaci di prendere le misure necessarie, anche se impopolari? Colpa di una mano d’opera poco preparata ad assumere le responsabilità dello sviluppo tecnologico? Colpa di una imprenditorialità che non è riuscita a maturare, essendo cresciuta nella bambagia, grazie al protezionismo ufficiale? Infine, colpa delle ingenti ricchezze petrolifere che hanno permesso l’esistenza di uno Stato "padre, padrone"; in altre parole, paternalista, eccessivamente paternalista? Probabilmente la crisi è riflesso della somma di tutto ciò. Ma le conseguenze le stanno soffrendo specialmente i più poveri; quei cittadini che hanno avuto meno fortuna e, oggi, vivono nell’indigenza".
Ancora una volta sul tema Bafile ha consultato Teresina Giustiniano che commenta: "La nostra regione non ha grosse strutture e neanche molte risorse. Due o tre anni fa, stanziò una somma importante per aiutare i corregionali in Argentina. In Venezuela, ancora non abbiamo raggiunto quei livelli di bisogno. Insomma, in Italia non si considera che la nostra crisi sia tale da giustificare lo stanziamento di una somma, l’apertura di un capitolo "ad hoc"".

Fonte Agenzia Aise

Ultimo aggiornamento ( venerdý, 10 novembre 2006 20:37 )

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